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L'Anti-biblioteca e lo Tsundoku

L'Anti-biblioteca e lo Tsundoku

Una volta il grande Umberto Eco si lamentò del fatto che spesso chi andava a trovarlo, vedendo la sua enorme biblioteca , non poteva fare a meno di esclamare: “Quanti libri! Li hai letti tutti?”. A questa domanda Eco si stizziva perché lasciava intendere che le sue librerie alte fino al soffitto potessero essere solo una forma di ostentazione invece che uno strumento fondamentale di ricerca. Un problema che gli stava molto a cuore quello dei materiali non letti e accumulati, tanto da citare nel saggio ancora attualissimo "Come si fa una tesi di laurea" il favoso  “alibi delle fotocopie” cioè il fatto che accumulando materiale si comincia a pensare di averlo interiorizzato.

“Ci sono molte cose che non so”, scrive, “perché ho fotocopiato un testo e poi mi sono rilassato come se lo avessi letto”.

Lo scrittore Nassim Taleb nel suo libro "il Cigno Nero" coniò il termine di  “ANTI-BIBLIOTECA” per indicare l’insieme dei libri posseduti ma non letti. I nostri scaffali a suo avviso dovrebbero contenere “tutte le cose che non sappiamo” nei limiti che le nostre tasche permettono, senza aspettarci che con il tempo il conto dei libri da leggere scenda. Cosí scrive riferendosi a Eco:

Lo scrittore Umberto Eco appartiene a una piccola classe di studiosi che sono enciclopedici, perspicaci e mai borghesi. È il proprietario di una vasta biblioteca personale (contenente 30.000 libri), e separa i suoi ospiti in due categorie: quelli che reagiscono con "Wow, professore Eco, che biblioteca! Quanti di questi libri ha letto? "E gli altri - una sparuta minoranza - che coglie il punto che una biblioteca privata non è una ramificazione dell'Ego ma strumento di ricerca. I libri letti sono molto meno preziosi di quelli non letti. Una biblioteca dovrebbe contenere la maggior parte di quello che non sappiamo. Ci accumuleremo sempre più libri e conoscenza, come invecchieremo, e il crescente numero di libri non letti sul ripiano ci guarderà sempre più minaccioso. Infatti, più aumenta il nostro sapere, più si allarga il numero di libri da leggere. Questa collezione di libri non letti possiamo chiamare l'anti-biblioteca.

I libri non letti sono una specie di espressione di fede. Vedeteli come se stesse lavorando per il vostro "io" futuro che un giorno potrà trovare tra gli scaffali proprio quello di cui avrà bisogno.

Il desiderio di acquistare più libri di quello che si possano fisicamente leggere nell'arco di una vita umana è una realtà universale e antichissima, tanto che esiste una parola specifica nella cultura Giapponese: tsundoku.
Tsundoku è  nato in epoca Meiji, tra il 1868 e il 1912. Il cuore della parola è rappresentato dal verbo: 積んでおく (tsunde oku), che significa “accumulare e lasciare li per un po’”. Qualcuno ha poi suggerito in maniera creativa che la parte “doku” della parola poteva essere espressa dal kanji ‘読’, che letteralmente significa leggere. Cosi è stato possibile creare la parola tsundoku che specificatamente significa: acquistare materiali di lettura e accumularli da qualche parte per un po’.
 

 
tsundoku.png
 

L'accumulazione di libri è un'abitudine con cui siamo tutti familiari. La misura in cui se ne soffre può essere misurata sulla scala tsundoku che va da uno o due libri non letti fino ad un grave accumulo come quello che ha fatto Frank Rose. Durante la sua vita, aveva raccolto 13.000 volumi, che sperava di leggere dopo la pensione. Nel 2014, quando aveva 85 anni, finalmente decise di donare tutta la sua collezione alla Biblioteca Arden-Dimick a Sacramento. In totale, circa 500 scatole sono state utilizzate per contenere i libri durante il trasporto dalla residenza di Rose alla biblioteca.


La verità è che le nostre Anti-Biblioteche rappresentano la persona che vorremmo essere (quella che ha letto quei libri) e quello che saremmo se solo non fossimo stati così occupati da non trovare il tempo per farlo. E quando finalmente ci decidiamo a leggere uno di quei libri " abbandonati" ci sentiamo affermati e soddisfatti come se avessimo superato un piccolo traguardo.

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